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Un pò di storia

Castellammare di Stabia è un comune della Campania, in provincia di Napoli e conta circa 65.500 abitanti.
Caratterizzata da una storia molto antica, Castellammare di Stabia è oggi uno dei centri più importanti della Campania, tanto che si è spesso ipotizzato la creazione di una provincia.
La città di Castellammare è adagiata al centro di una conca del golfo di Napoli ai piedi del Monte Faito e all'inizio della penisola sorrentina.
A nord il confine con le città di Torre Annunziata e Pompei è rappresentato dal fiume Sarno, mentre la catena dei monti Lattari la divide da Vico Equense e Positano.
Castellammare di Stabia sorge ai piedi della città romana di Stabia (in latino Stabiae), distrutta con le vicine Ercolano e Pompei dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Sono visitabili i siti archeologici di Villa Arianna e Villa San Marco dove si possono vedere sia i vari ambienti romani che i notevoli affreschi.
Secondo molte persone prende il nome da un antico castello, probabilmente del IXsecolo, che da un'altura di circa 100 metri si affaccia sul golfo di Napoli. Il castello fu restaurato durante il regno di Federico II di Svevia e poi ampliato da Carlo I d'Angiò, e per questo motivo gli fu attribuito l'erronea denominazione di "Castello Angioino". Oggi il castello è proprietà privata e può essere ammirato esclusivamente dall'esterno.
Il comune, già Castellamare, ha assunto la denominazione di Castellammare con regio decreto del 22 gennaio 1863 e di Castellammare di Stabia con delibera consiliare del 31 maggio 1912.
Si segnala la presenza della Cattedrale sita in Piazza Giovanni XXIII (ove peraltro si trova Palazzo Farnese, sede del Municipio) ricca di decorazioni ed affreschi. Essa è dedicata all'Assunta, ha tre navate e dieci cappelle; inoltre, contiene la statua lignea del santo protettore della città di Castellammare di Stabia: il vescovo San Catello.
In località Pozzano è situata la Basilica, dotata di un soffitto a cassettoni,dedicata alla Madonna venerata nel luogo davanti alla quale San Francesco di Paola si prostrò per più giorni. La sacrestia è frutto del genio di Vanvitelli. Secondo alcuni, il nome Pozzano deriverebbe da un famoso miracolo operato in questo luogo. Gli abitanti di quest'ultimo, infatti, avrebbero ritrovato, in seguito ad una rivelazione della Madonna, una sua effigie in un pozzo. Quest'ultimo è presente nella cripta della stessa Basilica.


Il castello medioevale


Il castello medioevale di Castellammare di Stabia, che si trova lungo la statale sorrentina, nei pressi della salita per il santuario della Madonna della Libera, venne costruito dai sorrentini per difendere il proprio ducato, sulla collina che sovrasta la città stabiese; fu in seguito riparato da Federico II e ricostruito dagli angioni.
Quando perse il suo ruolo difensivo il castello fu rifatto e rinforzato da Alfonso d'Aragona: fu attivo fino ai secoli della dominazione spagnola, ma nel XVIII cominciò il suo lento declino.
Ridotto per lo più ad un rudere venne venduto dallo stato al marchese Alaponzone di Verona, che attorno gli anni '30 del '900 lo cedette a Edoardo de Martino: questi ne iniziò il restauro, completato dal figlio.
Oggi, abitazione privata, è visitabile solo all'esterno.
Grande importanza nella storia di Castellammare di Stabia ha il castello, poiché è proprio da questo che la città prende il nome: solitamente, secondo tradizione, si dice che il mare, in tempi remoti, arrivava fino al castello.
In realtà questo aveva una cinta muraria che si originava dal complesso centrale per scendere giù per la collina fino alla zona dove oggi si trova la chiesa di Portosalvo, dove terminava con una torre ed è in questo punto che il mare incontra il castello: da qui il nome di "Castello a mare".

Le Terme di Stabiae

Castellammare di Stabia viene chiamata la "città delle acque" per il suo patrimonio idrologico costituito da ben 28 sorgenti di acque minerali differenti, divise tra cloruro-sodiche sulfuree (isotoniche, ipotoniche o ipertoniche), ferruginoso-carboniche e bicarbonato-calciche.
Per sfruttare le proprietà di queste acque sono stati creati due stabilimenti termali.
Inugurate nel 1836, la storia delle Antiche Terme di Castellammare inizia 9 anni prima, quando nel 1827 su progetto dell'architetto Catello Troiano, iniziano i lavori per la costruzione.
Fin da subito le terme ricoprono un ruolo fondamentale non solo per i cittadini di Castellammare, ma anche per i turisti, che soprattutto d'estate affollavano la città per le cure presso il complesso termale, che anno dopo anno si andava ampliando con nuove padiglioni riservati a molteplici cure del corpo.
E' del 1893 l'apertura del Padiglione Moresco ad Opera dell'architetto Filosa.
Le terme diventarono un vero e proprio luogo di ritrovo tanto che si organizzavano mostre di pittura, manifestazioni culturali e concerti musicali.
Il 26 febbraio 1956 iniziò la demolizione dell'anticha struttura per la costruzione, progettata dall'architetto Marcello Canino, di quella che esiste ancora tutt'oggi.
Verso la fine degli anni '80 il complesso termale entra in crisi con la chiusura di buona parte dei servizi offerti, anche perché la maggior parte sono spostati al nuovo complesso.
Oggi le Antiche Terme sono aperte per poche ore al giorno solo per la raccolta dei vari tipi di acqua oppure per la presentazione di manifestazioni, che si tengono, soprattutto d'estate, all'interno del parco. Negli ultimi anni si è parlato di una totale riqualificazione dell'area, con la riapertura della stazione della Circumvesuviana, per permettere ai turisti di raggiungere il complesso una volta restaurato.
Le Nuove Terme, progettate dagli architetti Cocchia, Jossa, Mazziotti e Sbriziolo sono state inaugurate il 26 luglio 1964 e si estendono su una superficie di oltre 100 mila mq.
Questo complesso è composto da due settori: l'edificio dedicato alle cure terapeutiche e il parco per le cure idropiniche. L'edificio per le cure è uno dei più attrezzati e moderni d'Europa: si praticano fisioterapia, medicina iperbarica, massaggi, fanghi, inalazioni con l'ausilio delle acque solfuree, riabilitazione, cure dermatologiche, cure estetiche e cure ginecologiche.
Il parco idropinico invece permette di praticare quella che viene chiamata l'idroterapia, ossia bere il tipo di acqua consigliata verso una certa patologia camminando nel parco.
Oltre alla sala dove sono presenti la maggior parte delle acque stabiesi, il parco, finemente curato e aperto solo durante il periodo estivo, offre una ricca programmazione, sia al mattino, sia la sera con concerti, cinema all'aperto, mostre e congressi.

 

 

 

 

 

 

Fonti acque naturali
- Pozzillo
- Ferrata
- Media
- S.Vincenzo
- Magnesiaca
- Solfurea
- Solfureo-Ferrata
- Stabia
- Acidula
- Solfureo-Carbonica
- Muraglione


Scavi archeologici

Stabiae, l'odierna Castellammare di Stabia, fu una delle mete preferite dai patrizi romani, tanto che il suo territorio fu costellato di numerose ville residenziali. Scoperta nel 1749 degli scavatori borbonici, Stabiae, sin dall'inizio, si contraddistinse come luogo di eccellenza: l'esplorazione della città però durò solamente pochi anni, tanto che già nel 1782 tutte le attività di scavo vennero spostate a Pompei, cosi che ville, case e strade ritornarono sotto terra mentre affreschi, statue e suppellettili preziose vennero raccolte nel museo Museo Borbonico. Dopo l'abbandono, nel '800, vi furono vari rinvenimenti che mantennero acceso il ricordo di Stabiae: però fu soltanto nel 1950 che due ville, Villa San Marco e Villa Arianna, furono riportate parzialmente alla luce dal preside Libero d'Orsi. Le due ville sono visitabili tutti i giorni e si possono apprezzare le capacità progettuali degli architetti romani che le realizzarono con ardite soluzioni tecniche e inserendo perfettamente le ville nel paesaggio. Oggi il sito di Stabiae è al centro di un grande progetto internazione che prevede la creazione di un parco archeologico insieme all'università del Maryland.

Villa Arianna

Villa Arianna, ubicata all'estremità orientale della collina di Varano, è la più antica tra le ville stabiane: venne infatti edificata a partire del II secolo a.C. ed era collegata al porto sottostante tramite un sistema di gallerie e rampe, recentemente rinvenuto. Scoperta dai Borbone, venne esplorata tra il 1757 e 1762, anche se fu riportata alla luce nel febbraio 1950 da Libero d'Orsi. Alla villa si accede tramite un strada secondaria della Passeggiata archeologica, dove, percorso un breve sentiero in terra battuta, si entra nella parte ovest della villa, proprio nella zona in cui vi è l'inizio del grande peristilio (ancora quasi del tutto interrato), dove sono riconoscibili le basi delle colonne, in parte distrutte dal terremoto del 1980: ricordiamo che di Villa Arianna sono visitabili solo gli ambienti sul ciglio della collina, gli unici scavati. Tra gli altri ambienti si riconoscono, il triclinio estivo e una terrazza con pennacchi, collegate al sistema di scale precedentemente nominato. Proseguendo si incontrano varie stanze, tra cui la 12 decorata con candelabri dipinti, uccelli e figure umane e altre stanze (5, 7, 9 e 10) finemente affrescate. Procedendo sempre ovest ci si imbatte nel triclinio con il quadro mitologico di Arianna abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso: questo è il quadro che dà il nome alla villa. Seguono la cucina, il quartiere termale, l'atrio tuscanico, e una serie di ambienti di servizio con una scala in muratura che conduceva al piano superiore della villa.

Villa San Marco

Villa San Marco, situata sull'estremità orientale della collina di Varano,venne individuata dai Borbone nel 1749 ma scavata soltanto nel 1754: dopo essere stata depredata di tutti gli oggetti più preziosi venne nuovamente sotterrata. Fu soltanto nel 1950 che uno studioso locale, Libero D'Orsi, iniziò i primi lavori di scavo sistematici. L'ingresso alla villa è consentito tramite una scalinata che immette nell'atrio: su questo si aprono sia il larario che una serie di camere da letto chiamate "cubicola". Dall'angolo in fondo a sinistra dell'atrio, parte un corridoio fenestrato, dal quale, a sinistra si accede alla cucina, mentre al termine si incontra il quartiere termale e sulla sinistro il peristilio inferiore. La zona termale comprendeva frigidarium, tepidarium e calidarium, cioè ambienti per il bagno freddo, tiepido e caldo, più una palestra: da questa zona partiva anche una scalinata che conduceva alla base della collina di Varano, dove c'era il mare. Il grande peristilio presenta al centro un'ampia piscina con giardino: sul fondo si trova un criptoporticato con nicchie decorate a stucco e pittura che chiude la piscina; nella zona non ancora scavata doveva trovarsi la fontana di alimentazione della piscina. I calchi nel giardino sono relativi agli antichi platani che fiancheggiavano colonnati e piscina: nel lato del giardino vi sono alcune stanze tra cui quella della "Fortuna" e una in cui sono conservati delle riproduzioni di due mosaici che ornavano il ninfeo della villa, conservati oggi al Museo Nazionale di Napoli e al Museo Condè di Chantilly, in Francia. Ambienti panoramici si aprono verso ovest, sul ciglio della collina, mentre attraversando una rampa si supera un dislivello e si accede al secondo peristilio della villa, quello detto spiraliforme per la particolare decorazione a stucco delle colonne: purtroppo oggi non sono più visibili perché si sbriciolarono durante il terremoto del 1980. Sempre in questo peristilio è possibile osservare la meridiana. La villa è aperta tutta i giorni e si raggiunge tramite una traversa laterale della Passeggiata Archeologica: è disponibile un parcheggio per auto e autobus

Secondo Complesso

Il "Secondo Complesso" viene comunemente confuso con la Villa di Arianna o meglio come continuazione di questa: in realtà, come ben si nota vi è un piccolo "vicus" denominato 55, proprio a dimostrare il fatto che le due ville erano separate e che quindi si tratta di due edifici completamente diversi. Il terzo complesso è quello che resta ancora maggiormente sepolto e fino ad oggi sono stati portati alla luce alcuni ambienti panoramici, parte di un peristilio e il quartiere termale. L'entrata e l'accesso alla villa sono le stesse di Villa di Arianna.

La cattedrale

La prima cattedrale di Castellammare sita in piazza Quartuccio, fu fortemente danneggiata dal terremoto del 1436 e si pensò alla costruzione di una ex-novo. Dopo numerosi tentativi, solo nel 1587 se ne decise la riedificazione. Il vescovo dell'epoca, mons. Ludovico Maiorano, pose la prima pietra il 22 novembre 1587.
La costruzione procedette così lentamente che la nuova cattedrale si può considerare finita nel 1643 quando però mancavano ancora importanti elementi da concludere. Nel 1668 venne istallato l'organo che trovò la sua sistemazione definitiva solo nel 1774 quando venne ricostruito l'atrio e l'altare maggiore.
Mancava ancora la ristrutturazione del vecchio campanile e quando tutto sembrava pronto, il vescovo si oppose perché avrebbe dovuto cedere pochi metri di terreno. Nel 1782, il sindaco decise di costruire un nuovo campanile su suolo comunale.
La cappella del Santo Patrono, San Catello, venne iniziata nel 1875 e venne conclusa, con tutti i restanti lavori nel 1983, quando il vescovo Sarnelli, consacrò solennemente la cattedrale. All'interno si possono ammirare tele di Giuseppe Bonito e Nunzio Rossi.
Oltre alla cappella dedicata alla Vergine di Lourdes, ve ne una che ospita il corpo di Gesù deposto nel sepolcro e la cappella del Santissimo Sacramento, dedicata alle vittime delle guerre.
Ogni anno, durante il periodo natalizio, viene allestito un presepe con statue ad altezza naturale.

Monte Faito

Il Monte Faito è alto 1131 metri ed è una stazione turistica raggiungibile con una funivia da Castellammare di Stabia e in auto dal versante di Vico Equense, fà parte dei Monti Lattari, gruppo montuoso del pre-appennino campano e costituisce la dorsale della Penisola Sorrentina, dalla sella di Cava dei Tirreni all'estremità meridionale di punta Campanella.
Formato da rocce prevalentemente calcaree, sul versante del Golfo di Salerno è caratterizzato da pareti molto ripide sul mare, altra cima importante è il monte Sant'Angelo a Tre Pizzi dove si raggiunge l’altezza massima di 1443 metri.
Oltre a passeggiate salutari tra i suoi boschi è possibile visitare il tempietto dedicato all'arcangelo Michele ed alcune sorgenti.
Il Monte Faito oggi è un luogo di vacanza ed una meta di svago, soprattutto nel periodo estivo, di centinaia di abitanti delle zone limitrofe e non solo.
Il Monte Faito è collegato a Castellammare tramite una funivia che impiega circa 8 minuti per coprire l'intero percorso.
L'impianto, gestito dalla Circumvesuviana e completamente rinnovato nel 1990, ed è aperto al pubblico dal 1 aprile al 31 ottobre.
La stazione a Castellammare si trova all'interno della stazione Castellammare di Stabia della Circumvesuviana.

 

AVVISO

SI COMUNICA CHE TUTTE LE ATTIVITA' e TUTTI I CORSI DI PALLAVOLO SONO INIZIATI MARTEDI' 6/10/2015.

PER INFO CHIAMA AL 3474412022.

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